Moresco

la meraviglia della Val d'Aso

In ogni etade benché antica e fosca
il ragno sempre avvilluppa la mosca
Napoleone il forte, il magno
 fé finché la mosca avviluppasse il ragno

(in “Libro comunitativo di Moresco”, 1816 sul piatto interno della coperta inferiore; Archivio storico comunale di Moresco.)

 

Il nome

Secondo la leggenda, al tempo delle scorrerie dei Mori lungo la costa adriatica, un gruppo di questi, si spinse un po' più all'interno per edificarvi una roccaforte nel cuore della cristianità.

Altri, al contrario, sostengono che il Castrum Morisci sia stato costruito vicino al mare proprio per respingere gli assalti dei Saraceni.

Più probabile che il toponimo derivi da una nobile famiglia di nome Mori, oppure dalla parola dialettale morrecine che indica il mucchio di pietre su cui poggia il castello.

La Storia

1083, in una pergamena conservata a Fermo è riportato per la prima volta il nome di Moresco. A seguito della costruzione del castello, la popolazione si trasferisce sulla collina.

1146, Tebaldus comes (conte) de Morisco è il signore del castello che compare in alcuni atti notarili.

1248, il cardinal Raniero, legato pontificio, restituisce alla città di Fermo il castello di Moresco che l'imperatore Federico II le aveva tolto.

1266, i signori di Moresco vendono la fortezza del castello al doge di Venezia e podestà di Fermo Lorenzo Tiepolo per 500 lire volterrane.

1433, il conte Francesco Sforza occupa le Marche e tutto lo Stato fermano. Rimane a Monterubbiano cinque mesi, obbligando i cittadini di Moresco a rifornire le truppe di vino, olio, fieno, legna e danaro.

1481, il borgo è oggetto delle rivalità fra Ascoli e Fermo. Un nobile fermano, Pellegrino Morroni, è ucciso nel castello di Moresco dai monterubbianesi.

1586, Sisto V, Pontefice marchigiano, crea il Presidiato di Montalto, facendolo dipendere direttamente dalla Santa Sede e dai tribunali di Roma. A tale Presidiato viene aggregato anche Moresco.

1600 Moresco è castello di Fermo ma gode di una certa autonomia tanto che il castello era governato dai massari, chiamati anche residenti, che potevano variare di numero da due a quattro e che venivano estratti ogni due mesi. I massari erano aiutati dai consiglieri e su tutti vigilava un deputato, o vicario, inviato da Fermo.

1648, una guarnigione di soldati moreschini guidata da Giovanni Morelli raggiunge Fermo per ristabilirvi l'ordine dopo l'uccisione del Governatore.

1818, Moresco diventa comune vero e proprio ed è governato da un Gonfaloniere

1853 oltre agli allevatori e agli agricoltori, che erano ovviamente la maggior parte, in un censimento del 1853 sappiamo che a Moresco, su una popolazione di circa 800 persone, c'erano anche due sacerdoti e due frati minori, un segretario comunale, un gendarme e un fuciliere, due trasportatori di merci per terra, due medici, un farmacista, un notaio e quello che stupisce che in un piccolo paese due avvocati, un musico, due esperti in materie umanistiche. Nel prospetto è presente come medico e ex maestro di belle lettere e ex professore di botanica e materie mediche, Patrizio Gennari, e il sacerdote e maestro di belle lettere Michele Carlini. Fin dal 1848 era presente anche una levatrice chiamata anche raccoglitrice di feti

  1869 sotto il Regno d'Italia, viene aggregato a Monterubbiano.

1910, il 26 giugno, dopo 40 anni, Moresco riconquista l'autonomia con regio decreto.

 

 

                

Una torre eptagonale per distinguersi dagli altri paesi

Rughe di una saggezza che si fa luogo, il microcosmo di Moresco resiste agli inganni del tempo. Il borgo medievale prende dal castello la sua forma a ellisse e la sua posizione a dominio della verde valle dell'Aso, nota per la produzione di frutta.

Il castello, con le sue torri di avvistamento e di difesa, fu roccaforte strategica del Comune di Fermo nella guerra contro Ascoli e i suoi alleati. Il profilo che subito identifica Moresco è quello della torre Eptagonale del XII sec., alta 25 metri: perché sia stata costruita con gli inconsueti sette lati non è chiaro - forse solo per distinguersi dagli altri torrioni del sistema difensivo fermano.

Nel 1918 la cuspide in stile arabo (di cui non è certa l'esistenza effettiva) è crollata ed è stata sostituita da una merlatura ghibellina. Dalla sommità della torre lo sguardo spazia, nei giorni limpidi, dal monte Conero al Gran Sasso e fino alle coste albanesi.

La grande campana del '500 scandisce ancora i suoi rintocchi ogni giorno, alternandosi con quella della torre dell'Orologio, guardiana del castello eretta a difesa dell'antico accesso.

Fiero, autonomo e attaccato al suo campanile come ogni borgo marchigiano, Moresco vanta una sala consiliare tra le più belle della provincia. Vi è custodita la grande pala d'altare di Vincenzo Pagani, autore pure dell'affresco sotto il portico della piazza che era la navata sinistra della chiesa di S. Maria in Castro, demolita e sostituita dalla parrocchiale di S. Lorenzo.

Questa è sorta sotto la grande torre inglobando la chiesetta di S. Francesco Borgia che ora ne è la sacrestia.

Ha cambiato invece destinazione d'uso la chiesa di S. Sofia, che s'incontra dopo essere passati sotto la torre dell'Orologio: conosciuta come lu teatrì, è stata sede, dopo la sconsacrazione, di un piccolo teatro.

Secondo la tradizione fu edificata per commemorare una giovane di Moresco, Sofia Amati, brutalizzata e uccisa. Altri ritengono che nel castello sia nata la madre di Santa Sofia. La chiesa racchiude un interessante affresco della scuola di Carlo Crivelli (1430-95).

Tra gli edifici civili meritano infine una sosta il palazzo di Patrizio Gennari e quello del cardinale Capotosti.
Fuori le mura sono da visitare il Santuario della Madonna della Salute e, soprattutto, la Chiesa di S. Maria dell'Olmo, ampliata nel 1521 inglobando l'antica edicola gotica, che la divide in due parti con due differenti altari.

Ad abbellire gli altari fu chiamato Vincenzo Pagani che realizzò l'affresco della Crocifissione e la pala della Madonna conservata nella sala consiliare.